Una "gioconda" Caterina Sforza

di Pier Luigi Poldi Allaj

 

La grande storia di San Secondo si sta tingendo, almeno indirettamente, dei colori di un mistero leonardesco che, negli ultimi tempi, sta infiammando i salotti culturali di mezza Europa, se non addirittura di tutto il mondo.

Il tutto è partito da Melzo, alcuni anni fa, quando un gruppo di appassionati di arte e di storia, salvava dalla distruzione la piccola Chiesa di Sant’Andrea, ricca di affreschi e “segni” riferibili a Leonardo da Vinci, ma soprattutto perché in essa, durante lavori di scavo per il ripristino della pavimentazione, veniva ritrovato il cranio di Galeazzo Maria Sforza, fatto assassinare il 26 dicembre 1476 dallo zio Ludovico il Moro che tanta importanza ebbe anche nella capitolazione del casato rossiano sul finire del quindicesimo secolo. Ma non è di questo che si vuole parlare, dal momento che la nostra attenzione, più che dagli uomini, è solleticata dalle donne.

Orbene, la figlia naturale di Galeazzo Maria Sforza e di Lucrezia Landriani, Caterina Sforza, andava sposa non ancora quindicenne, il 14 gennaio 1477, a Gerolamo Riario, Signore di Imola e Forlì, ma soprattutto nipote di Papa Sisto IV. Da Gerolamo e Caterina, nel 1478, nasceva, Bianca, la quale, dopo un matrimonio non consumato con Astorre III Mafredi, signore di Faenza, sposava Troilo I de’ Rossi, giungendo a a San Secondo il 28 luglio 1503.

La premessa era d’obbligo per inquadrare periodo e personaggi sforzeschi molto legati a Leonardo da Vinci. Nella Chiesa di San’Andrea di Melzo, lo stesso Leonardo, o almeno allievi della sua scuola, hanno lasciato segni inequivocabili. E’ in ogni caso indubbio che nei quadri che ci sono pervenuti di Leonardo, famosissimi sono i ritratti femminili, quali “La dama con l’ermellino” oppure “La belle ferronière”, figure tutte legate agli Sforza.

             

La cosa che tocca da vicino anche San Secondo e la famiglia dei Rossi parte dal ritratto di donna più famoso di Leonardo da Vinci, il celebre quadro della “Gioconda” che recenti prove, che parrebbero davvero inconfutabili, vorrebbero raffigurasse una Caterina Sforza in età, per così dire, matura. Caterina Sforza, madre di primo letto di Bianca Riario e di conseguenza nonna del conte di San Secondo Pier Maria il Giovane, nato nel 1502 e morto il 15 di agosto 1547 “annos agens XXXXV”. In ogni caso, più famoso di tutti, di Caterina Sforza restava il figlio di terzo letto, il “gran zio” Giovanni, nato Lodovico il 6 aprile 1498 e diventato il celebre capitano delle Bande Nere.

        

Alla conclusione che la “Gioconda” possa essere il ritratto di Caterina Sforza gli studiosi Adriano Perosi di Melzo e la tedesca Magdalena Soest sono giunti attraverso la sovrapposizione del quadro leonardesco ad una tela, sinora attribuita a Lorenzo di Credi, opera detta “La dama coi gelsomini”, conservata nella Pinacoteca di Forlì, ma che alla luce delle nuove ricerche potrebbe essere dello stesso Leonardo. Il quadro forlivese evidenzia, nelle mani di colei che è ritenuta Caterina Sforza, la rosa canina, simbolo emblematico del casato forlivese, fiore che appare anche nello stemma quasi cancellato nella volta della Galleria di Esopo in Rocca a San Secondo di Parma, a riprova della contiguità delle famiglie dei Rossi e dei Riario.

     

Una relazione di Gilberto Giorgetti al Convegno “Caterina Sforza - 500 Anni dalla Morte” (Forlì, Circolo della Stampa, 16 maggio 2009) e apparso su “La Piè” (Mandragora Editore, Forlì, 2009) descrive cronologicamente fatti e personaggi legati alla realizzazione dei due quadri, “La dama dei gelsomini” e “La Gioconda”, senza peraltro evidenziare i determinanti interventi, morali e materiali, degli Amici di Sant’Andrea ed in particolare di Adriano Perosi, gli stessi che il 5 maggio 2008 di persona abbiamo ospitato la Rocca di San Secondo. Vengono peraltro messe in evidenza le tesi contrarie che paiono avere tra i principali sostenitori la professoressa tedesco-australiana Maike Vogt-Luerssen, che identifica il ritratto in Isabella d'Aragona, duchessa di Milano, figlia di Ippolita Maria Sforza. La stessa Maike Vogt-Luerssen conforta il parere con le sue personali “identificazioni” che pure ha pubblicato nel sito internet www.kleio.org.

   

Noi ci limitiamo a registrare il dibattito, nudo e crudo, così come l’abbiamo appreso, rimandando solo a più precise informazioni che via via stanno emergendo dagli scritti degli studiosi coinvolti, non ultimo un libro di imminente edizione di Magdalena Soest, preannunciato da un articolo sul tema apparso sul Corriere della Sera del 14 ottobre 2009. Se tuttavia, come presumiamo e come è auspicabile, l’intuizione degli Amici di San’Andrea e gli studi di Magdalena Soest saranno convincenti, di riflesso la storia dei Rossi di San Secondo potrebbe arricchirsi di un ulteriore magnifico tassello.

 

 

Sitografia
http://www.lafoglia.org/Articoli/convegni__2.aspx
http://www.lafoglia.org/Articoli/convegni__20.aspx
http://www.kleio.org/en/history/famtree/sforza/073.html
http://www.kleio.org/en/history/famtree/sforza/374.html
http://www.cortedeirossi.it/stampa/cultura/2009/cds091017.htm
http://www.amicisantandrea.com/
 

Pier Luigi Poldi Allaj © 14 marzo 2010


Gilberto Giorgetti
Gioconda o Caterina Sforza?
Un quesito leonardesco

Relazione  al Convegno “Caterina Sforza - 500 Anni dalla Morte”
(Forlì, Circolo della Stampa, 16 maggio 2009)
“La Piè”, Mandragora Editore, Forlì, 2009


 Le considerazioni sopraesposte sono state riprese
da Paolo Panni, corrispondente locale della GAZZETTA DI PARMA
 e, in data 28 marzo 2010, pubblicate nella pagina di San Secondo nell'articolo
C'è un mistero leonardesco nella storia dei Rossi


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